Non Uccidete Bin Laden

 Il Messaggero.it15/06/2008:

Non uccidete Bin Laden, l'attualità che scotta in una spy story all'italiana ricca di colpi di scena
   

Una spy story all’italiana, che prende però come un thriller made in Usa, scritto da un ex ufficiale degli Alpini. Già il titolo è tutto un programma: Non uccidete Bin Laden. Ed è proprio lo sceicco del terrore, l’uomo più ricercato del pianeta, il protagonista del romanzo edito da Mursia (pag. 408, 19 euro). L’autore, Filippo Pavan Bernacchi, vicentino di 42 anni, oggi è un "insospettabile" concessionario di auto, presidente nazionale dei concessionari Fiat. Ma come ufficiale delle penne nere, paracadutista e subacqueo, ha partecipato a missioni di vario genere. Facendo tesoro delle sue esperienze maturate nell’esercito, ha scritto due romanzi: La Penna dell’Aquila (1998) e Operazione Erode (2003).
Non uccidete Bin Laden, uscito ora, prosegue il filone in cui i buoni sono un ex agente dell’Fbi e (ovviamente) un ex ufficiale degli Alpini che, insieme, hanno dato vita a un servizio segreto indipendente. E che ora sono impegnati nella madre di tutte le imprese: la caccia a Bin Laden. Una caccia che parte in Afghanistan nel 2003 e che coinvolge, oltre ai corpi d’elite degli Stati Uniti, anche i reparti italiani in missione all’estero. Ma c’è qualcuno, una misteriosa organizzazione internazionale ancora più potente della stessa Al Qaida, che dalla cattura di Bin Laden avrebbe solo da perdere e per questo ingaggia una duplice lotta: da un lato salvare lo sceicco, dall’altro eliminare i due "cacciatori". Colpi di scena e trovate a non finire, ma anche informazioni e considerazioni sui temi della più scottante attualità.

Fabio Fattore

 Adnkronos/Cultura, 11/02/2008:

Gli interessi economico-politici dietro il terrorismo islamico
   

Finzione e realtà si fondono in un'avvincente storia di spionaggio sulle tracce dello sceicco del terrore tra Europa, Afghanistan e Pakistan. Edito da Mursia "Non uccidete Bin Laden", scritto dall'ex ufficiale alpino Filippo Pavan Bernacchi, è un giallo che indaga giochi di potere e interessi economici che si celano dietro il terrorismo internazionale di matrice islamica. La vicenda ha inizio nel 2003, quando il sergente John Wilson, tiratore scelto dei Berretti Verdi, corpo d'e'lite dell'esercito americano di stanza al confine tra Afghanistan e Pakistan, sta per eliminare Osama Bin Laden. Una potente organizzazione che gestisce la produzione mondiale degli armamenti ha, invece, interesse a mantenere in vita il terrorista più ricercato del pianeta e dà l'ordine di non uccidere Bin Laden. Si mette in moto un servizio segreto indipendente, guidato da un agente dell'FBI e da un ex ufficiale dell'esercito italiano, che da' vita a una caccia all'uomo in cui vengono coinvolti anche i nostri connazionali in missione all'estero. Se la storia e' frutto di invenzione, reali sono invece luoghi, ambienti e culture descritte da un esperto del settore come Filippo Pavan Bernacchi, impegnato in prima persona in missioni militari all'estero.

 

 Il Gazzettino, 12/02/2008:

Tra finzione e reportage sull'esercito
   

Una storia tra finzione e realtà, in cui anche i militari italiani sono impegnati nella caccia dello sceicco del terrore. «Non uccidete Bin Laden» (HIB85BD, in questi giorni in libreria, è un giallo scritto da uno che conosce bene luoghi, persone, modalità operative: l'ex ufficiale alpino Filippo Pavan Bernacchi, 40 anni, di Vicenza, con due romanzi ambientati tra le forze armate già all'attivo e diverse missioni 'fuori area' alle spalle. La vicenda ha inizio nel 2003, quando il sergente John Wilson, tiratore scelto dei Berretti Verdi americani di stanza tra Afghanistan e Pakistan, sta per eliminare Osama Bin Laden. Ma all'ultimo giunge il contrordine.
Una potente organizzazione che gestisce la produzione mondiale degli armamenti ha interesse a mantenere in vita il terrorista più ricercato del pianeta.
Si mette così in moto un servizio segreto indipendente, guidato da un agente dell'Fbi e da un ex ufficiale dell'Esercito, che dà vita a una caccia all'uomo in cui vengono coinvolti anche i militari italiani in missione all'estero.
Se la storia è frutto di invenzione, reali sono luoghi, ambienti e culture descrìtte da un esperto del settore, che racconta il lavoro quotidiano dei soldati italiani in Afghanistan.
Il romanzo - oltre a scrutare dietro alle maglie del terrorismo internazionale e ad aprire una finestra sul mondo afgano, con i suoi drammi e le sue contraddizioni - è dunque anche una sorta di reportage sull'Esercito italiano di oggi, e sulle truppe Alpine in particolare, sul loro modo di operare e sui compiti che sempre più spesso le vedono impegnate all'estero. 

 

 Il Giornale Di Vicenza, 05/03/2008:

Una guerra di spie per Bin Laden fra Europa e Asia.
  Tra fiction e realtà il romanzo di un ex ufficiale  degli alpini. 

"Non uccidete Bin Laden": un titolo che suona come una provocazione e che, evocando lo spettro dello "sceicco del terrore", posto a fianco di un imperativo che è esattamente l'opposto di quanto ci aspetteremo, guida il lettore al cuore della vicenda che lo accompagnerà per quattrocento pagine condotte al ritmo incalzante di continui colpi di scena.
«Perchè Osama Bin Laden, dal 1998 l'uomo più ricercato del pianeta, non è ancora stato catturato e si muove apparentemente libero tra i monti dell'Afghanistan?»: è partito da questa domanda il vicentino Filippo Pavan Bernacchi per realizzare "Non uccidete Bin Laden" (suo quinto lavoro letterario e terzo romanzo dopo "La penna dell'aquila" e "Operazione Erode"), una spy-story ambientata tra Europa ed Asia centrale dopo i fatti dell'11 settembre.
Gli ingredienti per un racconto "alla James Bond" ci sono tutti: una misteriosa organizzazione multinazionale che vuole dominare il mondo, donne affascinanti quanto crudeli, inseguimenti mozzafiato con ogni possibile mezzo di trasporto, due agenti segreti che sfuggono a tutte le trappole piazzate sul loro percorso e uno scoppiettante ultimo capitolo, imprezziosito come da convenzione di genere da un "coup théâtre" finale. 
Certo, c'è tutto questo, nel lavoro dell'ex ufficiale degli alpini (quale è stato Pavan Bernacchi fino a pochi anni fa) divenuto scrittore una volta tornato alla vita civile, ma c'è anche molto di più, a rendere questo un romanzo particolare.
A cornice della vicenda principale (il tentativo di due agenti di un servizio segreto indipendente di sgominare il fantomatico Consiglio degli Undici, che tramite Osama Bin Laden vuole arrivare a dominare il mondo) c'è infatti un'analisi precisa della situazione socio-politica dell'Afghanistan e l'approfondimento di numerosi altri temi legati all'islam: dalle letture strumentali del Corano, costruite ad-hoc per alimentare il terrorismo, alla condizione della donna, alla nascita, struttura e radicamento di Al-Qaeda in contesti dominati da povertà e sottocoltura. 
C'è poi, e sono i passaggi più coraggiosi, un'esplicità denuncia alle "multinazionali del terrore" che lavorano nell'ombra per alimentare l'odio di cui si nutrono traffici illeciti che vanno dal contrabbando di droga al commercio di armi; ci sono, infine, la capacità di far emergere l'umanità delle nostre truppe alpine impegnate nella ricostruzione dell'Afghanistan e il manifesto sostegno dell'autore alla messa al bando delle mine antiuomo.
«Solo chi ha fatto la guerra può capire il valore della pace», recita un detto caro ai militari, e Pavan Bernacchi, nella sua carriera di soldato, ha visto da vicino gli effetti di mine e "cluster bombs" ancor oggi usate nei teatri di guerra di tutto il mondo.
Una documentazione precisa e puntigliosa (verificata da Maurizio Pagliano, editor di Tom Clancy e, per gli aspetti più "militari" della vicenda, dal gen. Giorgio Battisti) un linguaggio vivo e diretto, ed un pizzico di vicentinità, con riferimenti diretti alla nostra terra rendono il lavoro di Pavan Bernacchi originale, ben riuscito e meritevole di trovare l'attenzione di chi desideri farsi accompagnare in una narrazione coinvolgente e allo stesso tempo conoscere a fondo la situazione di una delle zone più 'calde' del pianeta.

Lorenzo Parolin

 La tribuna di Treviso, il mattino di Padova, la Nuova Venezia, 22/02/2008:

L'alpino veneto a caccia di Bin Laden
  Filippo Pavan Bernacchi, ex ufficiale, scrive una spy story che sembra una fiction

È fiction ma sembra la cronaca internazionale di questi giorni. E' «un'opera di fantasia... prodotto dell'immaginazione dell'autore» ma lo scrittore in questione è uno che le cose le conosce bene, dal di dentro. «Può scrivere che dal 2000 ho fatto alcune consulenze per l'esercito, che ho visitato strutture... Meglio, che sono entrato in contatto con personale civile e militare impegnato in Iraq, in Afghanistan e in Bosnia». Servizi segreti, insomma? «Lei sa bene che i servizi segreti non si possono nominare: chi ne fa parte non lo dirà mai. E neppure lo ammetterebbe chi ne avesse fatto parte...»
L'ex ufficiale degli alpini, paracadutista e subacqueo Filippo Pavan Bernacchi, 42 anni, vive a Este e lavora a Piove di Sacco nella concessionaria di famiglia. Comprereste un'auto usata da quest'uomo? A sentire i suoi colleghi sì, dato che l'hanno eletto presidente nazionale dei concessionari Fiat. E in molti comprano anche i suoi libri. La terza fatica letteraria di Pavan Bernacchi s'in¬titola Non uccidete Bin Laden (IMMEESIBJE, pagg. 401, euro 19) ed è una spy story ambientata tra le forze armate come le precedenti La Penna dell'Aquila e Operazione Erode. Un filone popolare all'estero ma che in Italia, prima di Pavan Bernacchi, non esisteva. E l'esercito è la grande passione di questo scrittore che viene dalla Scuola Militare Alpina di Aosta («L'università delle scuole militari, la più dura d'Europa»), che ha addestrato reclute, che ha fatto parte di battaglioni operativi in diverse zone d'Italia. L'orgoglio è
forte: «In molti Paesi - dice lo scrittore - si tengono gare internazionali tra militari. Si tratta di esercitazioni con simulazioni di guerra cui partecipano anche gli americani eppure spesso e volentieri sono gli italiani a vincere. Il nostro esercito è un po' vituperato ma le forze armate straniere
ci stimano». Sarà per questo che il protagonista del suo nuovo libro è l'ex ufficiale Andrea Alessi, ora al vertice di una struttura chiamata Grifone, incaricata di dare la caccia nientemeno che a Bin Laden per consegnarlo vivo e processabile agli americani. «I servizi segreti indipendenti - spiega lo scrittore - esistono: l'esercito Usa ha appaltato loro alcuni compiti come la difesa dei punti sensibili e le scorte ai convogli. Inoltre forniscono informazioni all'intelligence militare. Mercenari è la parola giusta per definirli».
Alessi è un po' James Bond (auto di lusso, sciate a Saint Moritz, belle donne...) e un po' Rambo: «Per forza, se lo facevo viaggiare su una 127 con sotto la bombola a gas sa quan-t'era credibile!». Il nostro eroe si muove sullo scenario internazionale che vede una multinazionale degli affari sporchi impegnata a tenere in vita Bin Laden per garantirsi profitti con il traffico d'armi, poi ci sono l'Afghanistan - dove operano i nostri militari e i berretti verdi americani e dove è rifugiato l'uomo più ricercato del mondo - e il Pakistan dei servizi segreti. In un susseguirsi di colpi di scena tra catture, conflitti a fuoco, agguati, attentati, rapimenti, tesori nascosti, tradimenti e "soffiate" si dipana la vicenda della caccia al capo di Al Qaeda che finalmente sarà catturato. Purtroppo sarà inevitabile ucciderlo e la morte verrà tenuta segreta per non farne un "martire".
Pavan Bernacchi pensa dunque che Bin Laden sia già cadavere? «Poco prima di essere uccisa in un attentato - dice lo scrittore - Benzir Bhutto rivelò in un'intervista che Bin Laden era morto e fece anche il nome del killer. In qualità di ex-premier del Pakistan la Bhutto aveva contatti molto stretti con dall'Isi, l'intelligence pakistana che è tra le più potenti al mondo. Direi che la morte di Bin Laden è un'ipotesi molto verosimile ed è aderente a quello che scrivo nel mio libro».
Lo scrittore è molto ben informato anche sullo sceicco terrorista, tanto da descriverne nel romanzo persino i gusti alimentari: «Benché malato è un gourmet. Lo spunto l'ho preso da un libro intitolato Le quaglie di Bin Laden. E gli faccio bere anche il vino ma solo tra le mura domestiche, come pare facciano i sauditi». Nel suo romanzo c'è posto anche per la condizione femminile in Afghanistan ma un tema soprattutto gli sta a cuore: quello di un Paese in cui non volano più gli aquiloni perchè le mine antiuomo continuano ad uccidere e mutilare i bambini: «Sono l'arma dei codardi perché il 90% delle vittime che fanno sono civili. Però non ci sono fondi per sminare e questo è un problema di cui la comunità internazionale deve seriamente farsi carico, a cominciare dai Paesi che ancora oggi producono le mine». Così come Pavan Bernacchi ci tiene e sottolineare che i nostri militari, tutti professionisti, sono in Afghanistan anche per aiutare i civili. Inevitabile pensare al sacrificio del maresciallo Giovanni Pezzulo: «C'è poco da aggiungere a quanto di esemplare ha detto la giovane figlia che vuole raccogliere l'eredità del padre. Il suo è lo spirito giusto, che condivido e che spero di trasmettere con i miei libri».
E mentre lo scrittore padovano sta ultimando il suo prossimo romanzo (la trama è ancora top secret) c'è chi gli fa notare lo stile "cinematografico" della sua scrittura. «Mi piacerebbe che Non uccidete Bin Laden diventasse un film ma so che sarebbe molto costoso realizzarlo. Comunque, finora nessuno ha chiesto i diritti cinematografici».

Giorgia Taffarelli

 Corriere del Veneto, 12/02/2008:

Misteri e soldati. Il giallo di un alpino «Bin Laden è vivo» 
   

 «Bin Laden è già stato ucciso. La mia è solo un'opinione, ma non dimentichiamo che l'ha sostenuto anche Benazir Bhutto pochi giorni prima di essere uccisa». A parlare è l'ex ufficiale alpino Filippo Pavan Bernacchi, 41 anni, nato a Vicenza ma da tempo trapiantato ad Este, in provincia di Padova. Smessa la divisa («Ma solo per qualche anno, presto tornerò a ruoli operativi», assicura) ha coltivato la sua passione per la scrittura. Il suo ultimo libro è uscito da qualche giorno in libreria Si intitola Non uccidete Bin Laden ed è pubblicato da iffifflSEl È un giallo tra finzione e realtà, in cui anche i militari italiani sono impegnati nella caccia allo sceicco del terrore. «Per scrivere questo libro - spiega - mi sono documentato a fondo, ho parlato con i militari ed ex agenti dei servizi segreti italiani che hanno operato in Afghanistan». La storia raccontata nel romanzo ha inizio nel 2003, quando il sergente John Wilson, tiratore scelto dei Berretti Verdi americani, sta per eliminare Osama Bin Laden. Ma all'ultimo giunge il contrordine: una potente organizzazione che gestisce la produzione mondiale degli armamenti ha interesse a mantenere in vita il terrorista più ricercato del pianeta Si mette così in moto un servizio segreto indipendente, guidato da un agente delTFbi e da un ex ufficiale dell'Esercito, che dà vita a una caccia all'uomo in cui vengono coinvolti anche i militari italiani in missione all'estero. «E' una storia inventata -precisa - però il contesto è assolutamente reale. In questi anni mi sono fatto un'idea chiara: Bin Laden probabilmente è già stato ucciso, ma ci sono potenti lobby che hanno tutto l'interesse a tenere la notizia segreta». Per l'alpino-scrittore veneto intorno alla caccia al leader di Al Qaida si è creato un vero e proprio business. «Basti pensare a tutte quelle aziende specializzate nella produzione di armi e di sistemi di sicurezza che, dopo l'n settembre, hanno visto crescere vertiginosamente il volume d'affari», spiega.

Andrea Priante 

 Panorama difesa, n.263 Aprile 2008:

Un thriller militare a metà fra Tom Clancy e Andy McNab, ma questa volta a scriverlo è un autore di casa nostra. Di più, " Non uccidete Bin Laden" ha per protagonista l'Esercito Italiano, i suoi uomini e quelli dei servizi, caratteristica che ne fa un prodotto quanto meno raro nel panorama narrativo.
   

Il libro è opera di Filippo Pavan Bernacchi, ex ufficiale degli alpini con alle spalle alcune e¬sperienze in missioni all'estero, già autore di un paio di romanzi ambientati tra le forze armate (La Penna dell'Aquila e Operazione Erode). Non conosciamo le precedenti prove dell'autore vicentino, ma possiamo dire che quest'ultima fatica coglie nel centro, risultando una lettura avvincente e ricca di stimolanti riferimenti alla realtà, sia militare che geopolitica.
La vicenda ha inizio nel 2003, al confine tra Afghanistan e Pakistan: un tiratore scelto dei Berretti Verdi americani sta per abbattere Osama Bin Laden, ma all'ultimo istante gli viene ordinato di non tirare il grilletto. Il soldato americano esita, sta forse per disobbedire ad un ordine che giudica assurdo, ma prima che possa farlo viene egli stesso abbattuto da un compagno. Da questo i¬nizio folgorante ha inizio un plot che avvince il lettore fino all'ultima pagina. A salvare Bin Laden è infatti una organizzazione segreta che trae profitto dalla produzione mondiale di armamenti e che ha interesse a lasciare vivo il simbolo stesso del Terrore. Sarà un servizio segreto indipendente, guidato da un agente dell'FBI e da un ex ufficiale dell'Esercito italiano, a dare inizio alla "vera" caccia allo sceicco saudita, con il diretto coinvolgimento dei nostri soldati in Afghanistan. Ci fermiamo qui per non rivelare troppo. Diciamo solo che ad un inizio quasi esagerato, con personaggi e situazioni che sembrano presi da un film di James Bond, segue uno sviluppo sempre più convincente, con un finale all'altezza della situazione. Il libro lievita pagina dopo pagina, e acquista sostanza non solo narrativa allorché descrive i nostri soldati in azione, con dettagli che solo un "insìder" può descrivere con tanta credibilità. La stessa sensazione si ha per gli aspetti legati all'intelligence, ma in questo caso la familiarità dell'autore con certi ambienti la possiamo solo ipotizzare. Ai contenuti lato sensu militari si aggiunge, nel libro di Pavan Bernacchi, un'interessante descrizione dell'Afghanistan e della complessa realtà che lo contraddistingue, anche dal punto di vista sociale e dei rapporti con il mondo cristiano. In conclusione, se è vero che ci sono autori dalla prosa più tornita, nel campo dei thriller di ambiente spionistico-militare un libro come questo ha pochi rivali per tenuta narrativa , All'inizio accennavamo a Tom Clancy come possibile pietra di paragone. Restando in Italia, ci viene in mente il nome di A¬lan D. Altieri (lo scrittore milanese Sergio Altieri), precursore di questo genere nel nostro paese. Ma ad intrigare più di tutto, in "Non uccidete Bin Laden", è il ruolo da protagonista assoluto riservato all'Esercito italiano. Quasi un intenzionale spot narrativo per i nostri soldati, tanto inusuale quanto meritevole di plauso.

 

 Detto Fatto:

Una spy-story scritta "da dentro", con esiti sorprendenti! 
   

Non uccidete Bin Laden (Mursia Editore), è uno di quei libri che, una volta iniziati, non si riesce più a interrompere. Se vi appassionano lo spionaggio, la storia, le operazioni militari, Pavan Bernacchi vi accompagnerà all'interno di alcuni segreti inconfessabili del'attualità. "Afghanistan 2003: il sergente John Wilson, tiratore scelto dei Berretti Verdi, corpo d'élite dell'esercito degli Stati Uniti, sta per eliminare il terrorista più ricercato del pianeta: Osama bin Laden. All'ultimo istante giunge il contrordine. Chi ha interesse a mantenere vivo e libero lo sceicco del terrore? La risposta è: una potente organizzazione i cui componenti hanno in pugno la produzione mondiale degli armamenti. Un servizio segreto indipendente, guidato da un ex agente dell'FBI e da un ex ufficiale dell'Esercito Italiano, si mette sulle tracce di Bin Laden, dando inizio a una caccia spietata nella quale vengono coinvolti anche i soldati italiani in missione all'estero". Scontri a fuoco, azioni aeree, agenti paracadutati in zone inaccessibili, inseguimenti, blitz, files criptati, agguati, rapimenti, evasioni, torture, disinformazione, brutali omicidi: gli ingredienti per una grande avventura ci sono tutti e Pavan Bernacchi sa combinarli in modo superbo. La trama è geniale ma non contorta, e soltanto alla fine si rivela nella sua interezza. Un capitolo dopo l'altro il lettore viene messo nelle condizioni di capire chi è veramente Osama bin Laden, come è nata Al Qaeda, come è strutturata, chi la sovvenziona, quali sono le sue strategie, come viene combattuta. Particolare attenzione è rivolta alla cultura islamica, al ruolo che la donna ha al suo interno, alle differenze con il mondo cristiano. Si affronta anche il problema delle mine, disseminate a milioni durante i conflitti precedenti; ordigni che continuano a provocare gravissime invalidità tra la popolazione, colpendo soprattutto i bambini. Viene evidenziato l'aspetto umanitario dell'intervento militare italiano in Afghanistan che ha, fra gli obiettivi primari, quello di aiutare la popolazione a traghettare verso libere elezioni. E ancora, si penetra il nuovo assetto del nostro esercito, formato ora di soli professionisti. Il tutto attraverso l'esperienza diretta dell'autore e la consulenza di veterani di svariati teatri operativi, tra i quali spicca il generale Giorgio Battisti, primo comandante del contingente italiano in Afghanistan (2002). In definitiva Non uccidete Bin Laden è un grande affresco sulla situazione geopolitica mondiale, sui suoi equilibri, sui servizi segreti, le lobby, le operazioni militari all'estero, i finanziatori occulti. Ma è anche una sorta di reportage sull'odierno Esercito Italiano e sui compiti nei quali è impegnato.

Giovanni Bernardi

 Varie:

"Non uccidete Bin Laden" (Mursia Editore), è uno di quei libri che, una volta iniziati, non si riesce più a interrompere. Se vi appassionano lo spionaggio, la storia, le operazioni militari, Filippo Pavan Bernacchi vi accompagnerà all'interno di acluni segreti incofessabili dell'attualità.
"Afghanistan 2003: il sergente John Wilson, tiratore scelto dei Berretti Verdi, corpo d'élite dell'esercito degli Stati Uniti, sta per eliminare il terrorista più ricercato del pianeta: Osama Bin Laden. All'ultimo istante giunge il contrordine. Chi ha interesse a mantenere vivo e libero lo sceicco del terrore? La risposta è: una potente organizzazione i cui componenti hanno in pugno la produzione mondiale degli armamenti. Un servizio segreto indipendente, guidato da un ex agente dell'FBI e da un ex ufficiale dell'Esercito Italiano, si mette sulle tracce di Bin Laden, dando inizio a una caccia spietata nella quale vengono coinvolti anche i soldati italiani in missione all'estero".
Scontri a fuoco, azioni aeree, agenti paracadutisti in zone inaccessibili, inseguimenti, blitz, files criptati, agguati, rapimenti, evasioni, torture, disinformazione, brutali omici: gli ingredienti per una grande avventura ci sono tutti e l'autore sa combinarli in modo superbo. La trama è geniale ma non contorta, e soltanto alla fine si rivela nella sua interezza. Un capitolo dopo l'altro il lettore viene messo nelle condizioni di capire chi è veramente Osama Bin Laden, come è nata Al Qaeda, come è strutturata, chi la sovvenziona, quali sono le sue strategie, come viene combattuta. Particolare attenzione è rivolta alla coltura islamica, al ruolo che la donna ha al suo interno, alle differenze con il mondo cristiano. Si affronta anche il problema delle mine, disseminate a milioni durante i conflitti precedenti; ordigni che continuano a provocare gravissime invalidità tra la popolazione, colpendo soprattutto i bambini. Viene evidenziato l'aspetto umanitario dell'intervento militare italiano in Afghanistan che ha, fra gli obbiettivi primari, quello di aiutare la popolazione a traghettare verso libere elezioni. E ancora, si penetra il nuovo assetto del nostro esercito, formato ora di soli professionisti. Il tutto attraverso l'esperienza diretta dell'autore e la consulenza di veterani di svariati teatri operativi, tra i quali spicca il generale Giorgio Battisti, primo comandante del contingente italiano in Afghanistan (2002). In definitiva Non Uccidete Bin Laden è un grande affresco sulla situazione geopolitica mondiale, sui suoi equilibri, sui servizi segreti, le lobby, le operazioni militari all'estero, i finanziatori occulti. Ma è anche una sorta di reportage sull'odierno Esercito Italiano e sui compiti nei quali è impegnato. 

 

 Analisi Difesa, anno 9 numero 86:

"Non uccidete Bin Laden" (Mursia Editore), è uno di quei libri che, una volta iniziati, non si riesce più a interrompere. Se vi appassionano lo spionaggio, la storia, le operazioni militari degli Alpini moderni, Pavan Bernacchi vi accompagnerà all'interno di alcuni segreti inconfessabili del'attualità. Il libro è curato da Maurizio Pagliano, già editor italiano, tra gli altri, di Tom Clancy. "Afghanistan 2003: il sergente John Wilson, tiratore scelto dei Berretti Verdi, corpo d'élite dell'esercito degli Stati Uniti, sta per eliminare il terrorista più ricercato del pianeta: Osama bin Laden. All'ultimo istante giunge il contrordine. Chi ha interesse a mantenere vivo e libero lo sceicco del terrore? La risposta è: una potente organizzazione i cui componenti hanno in pugno la produzione mondiale degli armamenti. Un servizio segreto indipendente, guidato da un ex agente dell'FBI e da un ex ufficiale dell'Esercito Italiano, si mette sulle tracce di Bin Laden, dando inizio a una caccia spietata nella quale vengono coinvolti anche i soldati italiani in missione all'estero." Scontri a fuoco, azioni aeree, agenti paracadutati in zone inaccessibili, inseguimenti, blitz, files criptati, agguati, rapimenti, evasioni, torture, disinformazione, brutali omicidi: gli ingredienti per una grande avventura ci sono tutti e Pavan Bernacchi sa combinarli in modo superbo. La trama è geniale ma non contorta, e soltanto alla fine si rivela nella sua interezza. Un capitolo dopo l'altro il lettore viene messo nelle condizioni di capire chi è veramente Osama bin Laden, come è nata Al Qaeda, come è strutturata, chi la sovvenziona, quali sono le sue strategie, come viene combattuta. Particolare attenzione è rivolta alla cultura islamica, al ruolo che la donna ha al suo interno, alle differenze con il mondo cristiano. Si affronta anche il problema delle mine, disseminate a milioni durante i conflitti precedenti; ordigni che continuano a provocare gravissime invalidità tra la popolazione, colpendo soprattutto i bambini. Viene evidenziato l'aspetto umanitario dell'intervento militare italiano in Afghanistan che ha, fra gli obiettivi primari, quello di aiutare la popolazione a traghettare verso libere elezioni. E ancora, si penetra il nuovo assetto del nostro esercito, formato ora di soli professionisti. Il tutto attraverso l'esperienza diretta dell'autore e la consulenza di veterani di svariati teatri operativi, tra i quali spicca il generale degli Alpini Giorgio Battisti, primo comandante del contingente italiano in Afghanistan 2002). Corrado Perona, Presidente dell'Associazione Nazionale Alpini, scrive nella sua prefazione: "In definitiva Non uccidete Bin Laden è un grande affresco sulla situazione geopolitica mondiale, sui suoi equilibri, sui servizi segreti, le lobby, le operazioni militari all'estero, i finanziatori occulti. Ma è anche una sorta di reportage sull'odierno Esercito Italiano in generale, e sulle Truppe Alpine in particolare, sul loro modo di operare e sui compiti nei quali sono impegnate".

 

 Associazione Nazionale Alpini, www.ana.it 11 Marzo 2008:

"Non uccidete Bin Laden" (di Filippo Pavan Bernacchi - Mursia Editore, pagine 408, € 19), è uno di quei romanzi che, una volta iniziati, non si riesce più a interrompere. Se vi appassionano lo spionaggio, la storia, le operazioni militari, Pavan Bernacchi vi accompagnerà all'interno di alcuni segreti inconfessabili del'attualità. Il libro è curato da Maurizio Pagliano, già editor italiano, tra gli altri, di Tom Clancy. "Afghanistan 2003: il sergente John Wilson, tiratore scelto dei Berretti Verdi, corpo d'élite dell'esercito degli Stati Uniti, sta per eliminare il terrorista più ricercato del pianeta: Osama bin Laden. All'ultimo istante giunge il contrordine. Chi ha interesse a mantenere vivo e libero lo sceicco del terrore? La risposta è: una potente organizzazione i cui componenti hanno in pugno la produzione mondiale degli armamenti.
Un servizio segreto indipendente, guidato da un ex agente dell'FBI e da un ex ufficiale dell'Esercito Italiano, si mette sulle tracce di Bin Laden, dando inizio a una caccia spietata nella quale vengono coinvolti anche i soldati italiani in missione all'estero." Scontri a fuoco, azioni aeree, agenti paracadutati in zone inaccessibili, inseguimenti, blitz, files criptati, agguati, rapimenti, evasioni, torture, disinformazione, brutali omicidi: gli ingredienti per una grande avventura ci sono tutti e Pavan Bernacchi sa combinarli in modo superbo. La trama è geniale ma non contorta, e soltanto alla fine si rivela nella sua interezza.
Un capitolo dopo l'altro il lettore viene messo nelle condizioni di capire chi è veramente Osama bin Laden, come è nata Al Qaeda, come è strutturata, chi la sovvenziona, quali sono le sue strategie, come viene combattuta. Particolare attenzione è rivolta alla cultura islamica, al ruolo che la donna ha al suo interno, alle differenze con il mondo cristiano. Si affronta anche il problema delle mine, disseminate a milioni durante i conflitti precedenti; ordigni che continuano a provocare gravissime invalidità tra la popolazione, colpendo soprattutto i bambini.
Viene evidenziato l'aspetto umanitario dell'intervento militare italiano in Afghanistan che ha, fra gli obiettivi primari, quello di aiutare la popolazione a traghettare verso libere elezioni. E ancora, si penetra il nuovo assetto del nostro esercito, formato ora di soli professionisti. Il tutto attraverso l'esperienza diretta dell'autore e la consulenza di veterani di svariati teatri operativi, tra i quali spicca il generale Giorgio Battisti, primo comandante del contingente italiano in Afghanistan, nel 2002.
Il presidente Corrado Perona ha scritto nella sua prefazione: "In definitiva Non uccidete Bin Laden è un grande affresco sulla situazione geopolitica mondiale, sui suoi equilibri, sui servizi segreti, le lobby, le operazioni militari all'estero, i finanziatori occulti. Ma è anche una sorta di reportage sull'odierno Esercito Italiano in generale, e sulle Truppe Alpine in particolare, sul loro modo di operare e sui compiti nei quali sono impegnate".

 

 Messagero Veneto, 27/02/2008:

Fiction e realtà unite nel giallo di Bernacchi
   

Una storia tra finzione e realtà, in cui anche i militari italiani sono impegnati nella caccia allo sceicco del terrore. Non uccidete Bin Laden (Mursia, 408 pagine, 19 euro) in questi giorni in libreria, è un giallo scritto da uno che conosce bene luoghi, persone, modalità operative: l'ex ufficiale alpino Filippo Pavan Bernacchi, 42 anni, di Vicenza, con due romanzi ambientati tra le forze armate già all'attivo; inoltre, durante il passaggio di grado da tenente a capitano ha partecipato a missioni di vario tipo. È tornato alla vita civile, nel 2007. La vicenda ha inizio nel 2003, quando il sergente John Wilson, tiratore scelto dei Berretti verdi americani di stanza tra Afghanistan e Pakistan, sta per eliminare Osama Bin Laden. Ma all'ultimo giunge il contrordine. Una potente organizzazione che gestisce la produzione mondiale degli armamenti ha interesse a mantenere in vita il terrorista più ricercato del pianeta. Si mette così in moto un servizio segreto indipendente, guidato da un agente dell'FBI e da un ex ufficiale dell'Esercito, che dà vita a una caccia all'uomo in cui sono coinvolti anche i militari italiani in missione all'estero. Se la storia è frutto di invenzione, reali sono luoghi, ambienti e culture descritti con precisione grazie all'esperienza diretta dell'autore e alla consulenza di veterani di svariati teatri operativi, tra i quali spicca il generale Giorgio Battisti, primo comandante del contingente italiano in Afghanistan (2002). Il romanzo, oltre a scrutare dietro alle maglie del terrorismo internazionale e ad aprire una finestra sul mondo afgano, con i suoi drammi e le sue contraddizioni, è anche una sorta di reportage sull'Esercito italiano di oggi, e sulle truppe alpine in particolare, sul loro modo di operare e sui compiti che sempre più spesso le vedono impegnate all'estero.

 

 Secolo d'Italia D+, 27/02/2008:

Caccia a Bin Laden Vista da un alpino
   

Una storia tra finzione e realtà, cui anche i militari italiani so impegnati nella caccia dello sceicco del terrore Non uccidete Bin Lode, un giallo scritto da uno che cono; bene luoghi, persone, modalità: 1 ufficiale alpino Filippo Pavan Bernacchi. Una spy-story fantapolitica che ci parla della durezza della guerra in Afghanistan.